garganta-scampiaL’idea di Giovanni Carbone di scuotere le giovani coscienze degli studenti di Napoli con l’esperienza poderosa de “La Garganta” ha fatto nuovamente breccia nel cuore dei ragazzi e stavolta il teatro è stata la periferia a Nord di Napoli, la scuola, l’Istituto  “Galileo Ferraris” che da ormai quattro anni apre le sue porte alle storie documentarie e alle vite reali che il Festival del Cinema dei Diritti Umani racconta.

Dopo la narrazione filmica gli studenti sono rimasti rapiti dalla forza di uno degli esponenti venuto da così lontano per raccontare loro una “storia vera”, un esempio di “Resistenza“ da una delle più sconfinate aree marginali della città di Buenos Aires. Il racconto è stato triste ed emozionante, così recente e così diretto che lo stesso dirigente Scolastico Alfredo Fiore, complimentandosi col Festival per aver portato ai suoi ragazzi un contributo così unico, ha potuto constatare quanto fosse facile in circostanze così catturare l’attenzione e non “annoiare” i ragazzi. Certo, capita così raramente che i ragazzi di Scampia possano sentirsi “fortunati” rispetto a chi in una parte del mondo così lontana non ha nemmeno la luce, o l’acqua in casa, dove nemmeno un taxi arriva poiché nei gps locali il quartiere è segnato in rosso… come un’area a rischio, un’area da evitare. Con la consuetudine di sempre con cui il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli tenta di parlare agli studenti attraverso il Cinema documentario, questa volta era difficile il dibattito critico e difficile ogni riflessione tecnica sul film. Il coraggio con cui Antonio Manco, giovane regista napoletano, è rimasto per tre mesi a documentare la vita dei “dimenticati,” degli invisibili ospiti della Zavaleta ha fatto da contraltare al coraggio del giovane arrivato dall’Argentina a dare voce a quella “Garganta” ormai spenta di un bambino chiamato Kevin che ha avuto la sola colpa di nascere in un quartiere ancora più sfortunato di quello in cui il Festival è stato ospitato. Perché i giornali portano il titolo in alto? Così anticipa il racconto Giovanni Carbone: riportando una delle domande poste dai “piccoli redattori della Garganta”: “perché così si scrive un giornale”, “allora noi vogliamo scriverlo in basso”, così replicano ancora i giovani argentini: è così che è cominciata l’avventura, così hanno cominciato a cambiare le cose. Anche se è molto dura per chi crede di essere l’ultimo in graduatoria, ma ha ancora abbastanza voce per gridare. E sembra almeno più comprensibile e sensato  farlo  se questa volta si grida “insieme ai compagni di Scampia” Grazie a N. .e a Kevin perché un po’ del loro cuore e del loro coraggio è rimasto qui e farà scuola col ricordo di una mattinata emozionante e viva, una scuola oltre le  pagine dei libri. Grazie ancora al Ferraris per averci ospitato.

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