XVIII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli: Sviluppo Umano e Integrale, principi di Pace
Seminiamo una nuova Cultura di Pace,
contro la guerra e la violenza dello sviluppo senza limiti
E’ vero, stiamo assistendo alla delegittimazione e alla neutralizzazione del Diritto Universale e questo rende invivibile il mondo che abbiamo conosciuto nel Novecento e per la cui salvezza abbiamo lottato, difendendo principi di democrazia e credendo nella possibilità di vivere in Pace. Tutti. Ma forse questo è solo l’effetto di una causa più grande che dobbiamo contrastare.
E’ vero, non stanno crollando solo i presupposti di eguaglianza, fraternità e libertà che credevamo i pilastri della nostra esistenza collettiva, ma stanno venendo meno anche le condizioni minime necessarie alla vita umana sulla terra. Le risorse essenziali come l’aria, l’acqua e il suolo hanno subito trasformazioni che sono oramai difficilmente reversibili per effetto degli stili di vita che abbiamo eletto come nostri, che abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti, incoraggiando consumi illimitati e devastanti, noi popoli ricchi del Primo Mondo.
E’ vero, il colonialismo è tornato e la corsa ad appropriarsi della terra, degli spazi coltivabili e delle braccia con cui lavorare questi spazi è in pieno svolgimento, e i governi che decidono il futuro dei Paesi e dei Continenti non intendono aprire le porte delle loro città ai flussi migratori che chiedono di sopravvivere a questa espropriazione delle loro ricchezze; i potenti pretendono che questi diseredati, gli ultimi della Terra, restino a casa loro o che producano ciò che serve al Primo Mondo senza concedergli neppure il pane quotidiano o il riconoscimento di cittadinanza. Sul corpo dei migranti è impressa la vergogna della nostra generazione.
E’ vero, poche migliaia di famiglie possiedono un reddito quasi uguale a tutto il resto dell’Umanità e ancora ci spingono a cercare la ricchezza in ogni aspetto della nostra vita, come se fossimo immortali, come se per vivere non ci bastasse un sorso d’acqua al giorno e un po’ di pane. Basta guardare ai miliardi di poveri che vivono nonostante la nostra avida arroganza per abbassare gli occhi e vergognarci di essere uomini.
E’ vero che abbiamo appreso a girare la faccia dall’altra parte, anche quando a tavola mangiamo il cibo preparato da gente sfruttata o raccolto da persone che arrivano dopo aver navigato in notti buie su un mare assassino, che dormono per anni in baracche di lamiera, che muoiono per un incendio provocato da bombole di gas o abbandonati davanti agli ospedali, mutilate e moribonde, scaraventate giù da auto di padroncini spietati che li reclutano alle 5 del mattino e li portano in campagne bruciate dal sole, con mezzo litro d’acqua per non soffocare.
E’ vero che il filo rosso che unisce questo elenco di follie si chiama Guerra e che la logica della violenza è l’unica che può soddisfare queste smodate richieste, spesso camuffandole e giustificandole con termini come “ragion di Stato”, “guerra di religione”, “pulizia etnica” ed altre bugie costruite ad hoc, che valgono come “casus belli”, come spunti utili a giustificare l’uso delle armi e la difesa dello statu quo.
Ecco, sono queste le tante facce di una stessa medaglia che si chiama Sviluppo economico, industriale e finanziario, una legge non dichiarata che domina il comportamento della politica e dei blocchi di Stati che lottano per affermare il proprio dominio sugli altri popoli della Terra e sulle ricchezze di cui quei Paesi dispongono.
E’ contro questa pseudo-cultura dello Sviluppo, illimitato ed eternamente competitivo, che dobbiamo misurarci e ribellarci, per impedire che il suo naturale corollario, la Guerra, possa creare danni incommensurabili e irreversibili e distruggere le condizioni in cui la vita umana è possibile e vanificare la speranza di tornare liberi.
Dentro di noi c’è il desiderio di non essere complici di queste mostruosità che insanguinano le nostre città, di una mentalità che di umano non ha nulla e vorremmo sapere come si esce da questo incubo, ma soprattutto se esiste una via d’uscita o tutto è ormai determinato dall’obbedienza ai nostri governi sovrani. Lo Stato è diventata la trappola della democrazia.
A noi, che da più di venti anni ascoltiamo il battito del cuore dei popoli più poveri e deboli, che leggiamo i loro scritti e vediamo i film che ci raccontano la loro resistenza contro tutto questo, noi che crediamo ancora nella cooperazione e che l’uguaglianza tra gli esseri umani sia possibile, a noi non resta che investire tutte le nostre energie nella Cultura di Pace che deve nascere dalla gente semplice e credere che, in un futuro non lontano, quei semi possano maturare e fiorire.
Questo vi ripeteremo nelle giornate del XVIII Festival, affermando che esiste uno Sviluppo che non misura solo il valore delle merci, ma anche la qualità della vita e la disponibilità delle risorse naturali. Noi lo chiamiamo Sviluppo Umano e vorremmo parlarne ai più giovani su cui grava il peso di un futuro purtroppo compromesso dallo Sviluppo competitivo.
Queste idee sono contenute nel nostro XVIII Festival di Napoli perché non accetteremo mai di rassegnarci all’idea che la legge della forza possa vincere sulla tenacia della ragione e cambiare i nostri cromosomi.
La Pace non è un’utopia, ma un processo complesso che richiede convinzione, fiducia e speranza, anche quando le tenebre sono profonde e la luce non si vede.
Ora siamo in uno di quei momenti infelici e a noi tocca spiegare, a chi vuole ascoltarci, che esistono alternative alla forza bruta degli imperi e alla spietatezza di una scienza e una tecnologia non più libere. Esiste, da tempo, un pensiero critico che può educarci a resistere al turbine delle dittature e della distruzione; si chiama Sviluppo Umano, Integrale, Sostenibile ed è il pensiero da cui parte il rinnovamento del genere umano per salvare la madre Terra e affermare la Pace. Di questo parleremo al Festival.
L’angoscia dei nostri giorni riporta alla memoria gli anni 40 del secolo scorso, quando Hitler era ad un passo dall’invasione dell’Inghilterra e tutto sembrava perduto; eppure oggi quel momento è solo un pallido ricordo. Siamo certi che sarà così quando rivedremo nella memoria il genocidio dei Palestinesi o il silenzio dei desaparecidos che pensavamo dissolti nell’Oceano e scopriremo che gli uomini hanno dentro di sé gli anticorpi per non soccombere a sé stessi. E quello sarà il giorno di un’altra Liberazione.
Lavoriamo per vedere quel giorno.
Il XVIII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli inizierà il 9 novembre 2026 e terminerà il 20. Sarà dedicato ad Edgar Morin, filosofo francese, e si intitolerà “Sviluppo Umano, Sviluppo Integrale, Principi di Pace” per rendere omaggio al pensiero alternativo che da decenni indica nella centralità dell’Uomo e dell’Ambiente il fulcro del vero Sviluppo, che non consuma le risorse e non fa strage di vite, di speranze, di futuro. Ci saranno Eventi internazionali che vedranno protagonisti ricercatori delle Nazioni Unite, docenti universitari, attivisti ed esperti che mostreranno che esistono idee e pratiche che possono portarci fuori dal tunnel della violenza e restituirci una vita più degna. E’ una cultura che finora abbiamo ignorato e che sta aspettando che la Storia le dia il posto che merita. Ci saranno uomini delle istituzioni internazionali e della Chiesa Cattolica, della società civile e dell’associazionismo che potranno dimostrare che la Pace è nelle cose che decidiamo di fare, nella vita che scegliamo e nulla può essere completamente determinato fuori di noi. E a chiudere questa rassegna sarà Jeffrey Sachs, un uomo che ha attraversato gli ultimi cinquant’anni osservando i processi che hanno cambiato il pianeta e documentandone gli esiti. che non ha smesso di girare il mondo per capire dove va la Storia. E naturalmente ci saranno decine di film selezionati in un archivio di proposte che ci sono giunte da tutto il mondo per dirci che non siamo soli a vivere questi giorni e c’è tanta gente che ha qualcosa da dire. Diamo voce al bisogno di cambiare questo mondo che non va.
Vi aspettiamo per offrirvi tutto questo. A Napoli, come sempre.
