La sera del 30 novembre 2005 nasceva formalmente una piccola associazione culturale costituita da 7 soci, che avrebbe indicato una strada nuova per il Cinema e i suoi appassionati seguaci, costruendo un originale percorso fatto di storie di resistenze umane alle violazioni dei Diritti universali, così come definiti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948. Priva di lucro e anche delle risorse essenziali per sopravvivere, l’Associazione Cinema e Diritti decise di provare a stabilire una base in Albania, nella città di Apolonia, luogo di memorie storiche ed archeologiche, alle porte di Fier, centro commerciale nei pressi di Valona.

Gli esordi non furono facili e l’idea di stimolare un popolo giovane, da poco approdato ad una fragile e contraddittoria democrazia, a ritrovare le proprie radici e affermare una nuova identità, più orientata all’Europa che all’Oriente, si arrestò dopo due tentativi che ci mostrarono le grandi energie necessarie a sviluppare una maieutica liberatoria della gente albanese, ancora costretta alla diaspora per sopravvivere. Decidemmo quindi di fare spazio all’idea di rendere Napoli Capitale dei Diritti Umani, grazie alle sue prospettive di “porta del Mediterraneo” verso i migranti che cominciavano ad affluire massicciamente dall’Africa e dall’Asia.

E fu così che, nel 2008, d’accordo con il socio argentino Julio Santucho, decidemmo di aprire una nuova prospettiva alle storie di cui eravamo portatori. Julio era intento a far decollare il suo festival Der.Hum.ALC di Buenos Aires, oramai alla decima edizione, verso i Paesi occidentali e noi provammo a collegarci alla storia argentina che faceva i conti con l’ultima dittatura dell’America Latina, con i suoi 30.000 desaparecidos, per dimostrare che la guerra non era mai finita e il mondo, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva ancora molte storie amare da raccontare e vivere. Sembrò quasi una profezia e di fatti lo fu, forse perché i consigli di Julio, reduce da una catastrofe genocidaria come quella della dittatura di Videla e Massera, non lasciavano scampo ad ottimismi di sorta e ci spiegavano che l’Italia e l’Europa non erano affatto estranee alla consorteria mondiale dei guerrafondai, dei padroni della finanza, dei massoni criminali che avevano condannato il suo Paese alla povertà.

A distanza di venti anni, oggi, possiamo dire che quella “svolta di Napoli” fu davvero una intuizione feconda, sensibile ai fermenti che attraversavano il Mediterraneo ed anche l’Oceano Atlantico; il mondo si stava avvicinando e i continenti si sfioravano, la globalizzazione diventava qualcosa di palpabile e drammaticamente rivoluzionaria, la Nato riprendeva forza e la logica dei blocchi riemergeva dalle rovine del secondo conflitto mondiale, Russia e Cina muovevano i primi passi verso l’Europa, ma non senza incertezze. Non era facile interpretare questi fermenti, ma era necessario raccontarli.

In venti anni di cinema politico abbiamo segnato una strada diversa per la settima arte, cercando di spiegare a tutti coloro che amano il Cinema che un linguaggio così potente e completo non può restare fuori dai cambiamenti epocali, ma è aperto alla crescita, alla contaminazione, alla mescolanza con altre esperienze. Il Cinema non poteva limitarsi a ripetere schemi artistici, seppur preziosi, ma pur sempre legati al nostro mondo che invecchiava a vista d’occhio.

Per questo abbiamo scommesso sul racconto, sulla memoria, sul documentario, lasciando aperta la porta alla tradizione esistenziale europea, artistica, romantica, quella che fiorì in Italia nel primo dopoguerra, perché fu proprio allora che gli autori sudamericani capirono che il Cinema era ideale per inviare messaggi di dolore e di cambiamento, di entusiasmo rivoluzionario e di emergenza democratica, perché un’immagine può parlare più di cento parole. E lo stesso accadde in altri continenti che, un po’ alla volta, si scrollarono di dosso la ruggine del colonialismo e della dittatura, provando a creare un’arte del grido che fosse al passo con i loro fremiti democratici.

Negli ultimi anni del Novecento, il Cinema ha saputo cogliere tutti questi stimoli diventando anche Cinema dei Diritti Umani, Cinema di Liberazione, Cinema Politico. E, negli anni 90, nacque la Rete Internazionale del Cinema dei Diritti Umani, sostenuta da Amnesty International, lo Human Rights Film Network che ancora oggi vede protagoniste oltre 50 città del pianeta che ospitano questo genere di festival tra cui la nostra Napoli, grazie al nostro ventennale impegno.

Raccontare questi 20 anni meriterebbe lo spazio di un volume ed un esame profondo della nostra memoria perché una città metropolitana e antica come Napoli, mosaico di culture e di grandi spiriti creativi, non ha accettato facilmente il nostro suggerimento, intrisa com’è di una cultura cinematografica di grande tradizione, eppure il nostro lavoro ha portato a questa città oltre 500 ospiti di decine di Paesi del mondo ed oggi, forse, cominciamo ad essere profeti in Patria, anche grazie all’azione che ha spesso accompagnato le nostre proiezioni, alle campagne che hanno fatto seguito alle storie degli oppressi, dei migranti, dei martiri dimenticati, degli eroi poveri, degli ultimi dimenticati in una cella o in un ospedale psichiatrico.

Il Cinema dei Diritti Umani oggi può essere riconosciuto con piena dignità nel novero delle proposte culturali nazionali e l’avere resistito con limitatissime risorse in tutto questo tempo per testimoniare il valore delle lotte per la democrazia, la dignità e l’identità di interi popoli o di esigue minoranze, ci ha dato la consapevolezza di essere stati al passo coi tempi, moderatamente antesignani, ma certamente attenti ai cambiamenti del nuovo secolo.

Ed è con questa piccola certezza che celebreremo sabato sera 29 novembre 2025, i venti anni di un viaggio straordinario attraverso il mondo, quello stesso mondo che abbiamo provato a raccontare in 17 edizioni italiane, 2 albanesi e 5 argentine, tutte vissute con il medesimo spirito di curiosità, umiltà e rispetto per le storie e le persone che ne sono state l’anima.

Speriamo che questo piccolo traguardo ci dia almeno un po’ di serenità in un momento così tribolato e ci offra nuovo slancio per proseguire a fare di Napoli una Capitale culturale dei Diritti Umani.

Durante la serata (a partire dalle ore 18 nello “Spazio Comunale Piazza Forcella” di via Vicaria Vecchia, 23 a Napoli) sarà presentato in Prima Nazionale italiana il docufilm ‘Sniper Alley – To My Brother’.
Interverranno i registi dell’opera Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani. Saranno introdotti da Maurizio Del Bufalo, Presidente dell’associazione “Cinema e Diritti”.
Prima della proiezione è prevista una breve performance musicale dal vivo sulla colonna sonora del documentario, con Max Fuschetto (oboista e compositore) e Pasquale Capobianco (chitarrista, membro degli Osanna).
Al termine della proiezione ci sara un dibattito con interventi, tra gli altri, dei registi, di Džemil Hodžić (protagonista, sopravvissuto alla guerra di Sarajevo) con la traduzione curata da Fiorenza Grilli (mediatrice linguistica), di Mario Boccia (fotoreporter, autore delle immagini originali) e Nicole Corritore (giornalista di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa).

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